Grafene e alghe marine: nasce un nuovo composto dai molteplici usi


Il grafene grazie alla sua proprietà di resistenza che lo rendono particolarmente versatile e applicabile in ogni campo e utilizzo, tanto che in team di ricercatori della Brown University hanno pensato di unirlo alle alghe marine. Il risultato è stato più soddisfacente di quanto previsto, ma come sono arrivati fino a questo punto?
Nei campi della biomedicina, viene utilizzato spesso un composto, un idrogel per essere precisi, prodotto da un materiale che si trova in grandi quantità nelle alghe marine, ovvero l’alginato. L’effettiva utilità di questo materiale scende a zero per un problema di resistenza del materiale stesso; nella forma attuale risulta essere molto fragile e gli usi a lungo termine ipottizabili. Alla Brown University hanno unito l’alginato e l’ossido di grafene usando la tecnologia di stampa 3D.
Il nuovo materiale composito realizzato, formato dai nanomateriali (l’ossido di grafene), è in grado di modificare la propria consistenza in base a determinati stimoli e queste modifiche possono anche avvenire in tempo reale attraverso degli stimoli indotti. L’utilizzo del grafene con il composto prodotto dalle alghe marine ha trasmesso al nuovo materiale compositi parte delle sue proprietà, non solo la resistenza, ma anche quella di essere repellente agli oli.
I legami ionici presenti all’interno del composito finale risultano essere abbastanza resistenti da contenere il prodotto, ma anche cambiare forma o consistenza nel momento del bisogno. Il nuovo materiale è ancora in fase sperimentale, ma i primi utilizzi potrebbero risultare molti lontani dal campo biomedico. Si parla già di un particolare strato che potrebbe rivestire gli scafi delle navi così da renderle oleorepellenti.


Leggi anche

Tex Tech Industries, con sede a Portland, nel Maine, ha lavorato a un progetto con l’Institute for Composite Materials (IVW) in Germania sulle questioni relative agli elevati requisiti di lay-up e alla sensibilità alla delaminazione quando si utilizzano tessuti 2D e alle difficoltà di impregnazione quando si usano tessuti spessi 3D…

Leggi tutto…

I ricercatori degli Istituti per la sintesi organica e fotoreattività e per la microelettronica e microsistemi del Cnr hanno sviluppato un nuovo composito che rende più efficaci i filtri per rimuovere principi attivi di farmaci, cosmetici o detergenti presenti nella rete idrica e spesso non eliminati dai trattamenti convenzionali. Lo studio è pubblicato su Nanoscale nell’ambito del progetto europeo Graphene Flagship …

Leggi tutto…

Con il progetto europeo Nano4Fresh i ricercatori di diversi istituti e università europee, tra cui l’Università di Camerino, cercheranno di sviluppare materiali nano-compositi usando residui agricoli con lo scopo di risolvere il problema del deterioramento rapido durante il trasporto di alimenti come frutta e verdura…

Leggi tutto…

Un gruppo di ricercatori dell’IIT-Gandhinagar in India ha scoperto un fenomeno inaspettato che potrebbe avere importanti implicazioni sugli attuali protocolli seguiti per sintetizzare il grafene e altri materiali bidimensionali…

Leggi tutto…

Per realizzare molti dei prodotti che usiamo ogni giorno ricorriamo agli adesivi. I ricercatori del campus di Okanagan dell’UBC (University of British Columbia) e dell’Università di Victoria stanno lavorando per rendere tutti i prodotti, dagli indumenti protettivi agli impianti medici fino agli impianti idraulici residenziali, più forti e resistenti alla corrosione, grazie allo sviluppo di una formula per l’incollaggio …

Leggi tutto…