Nautica, nel Regno Unito un consorzio per recuperare i compositi

Il National Composites Center (NCC) britannico sostiene l’istituzione di nuovo consorzio delle compagnie marine leader del Paese, con la sfida di raggiungere la decarbonizzazione riciclando i materiali compositi dell’industria marittima. Il piano è di realizzare nel Regno Unito il primo impianto di riutilizzo della plastica rinforzata con fibra di vetro (GRP) e altre fibre (FRP). Compositi da destinare a nuove componenti di barche, roulotte, pale di turbine eoliche.

Al consorzio Blue Composites Project sono chiamati a far parte anche centri di ricerca accademici ed enti locali. L’obiettivo è affrontare insieme la transizione del trasporto marittimo verso il traguardo delle emissioni zero entro il 2050. L’NCC stima circa la presenza di sei milioni di barche nella sola Unione Europea (UE), il 98% delle quali fabbricate in vetroresina. Ogni anno circa l’1-2% di queste imbarcazioni (tra le 60mila e le 120mila) arriva a fine vita. Ma solo circa 2mila a oggi tra queste sono riciclate: il recupero delle loro componenti è un’attività ancora costosa.

La tecnologia per il riciclo dei compositi GRP

L’International Marine Organization stima circa 55mila tonnellate di rifiuti in compositi GRP prodotti ogni anno dal settore marittimo: un numero che è atteso aumentare del 10% l’anno. Per facilitare il riciclo di queste componenti, il consorzio Blue Composites punta sulla tecnologia DEECOM, sviluppata dall’azienda britannica B&M Longworth e originariamente progettata per rimuovere i polimeri di scarto dai filtri in plastica e dalle apparecchiature per la produzione.

Will Grocott, capo Trasporti di superficie National Composites Centre

“L’NCC sta lavorando con una serie di organizzazioni per trovare delle soluzioni sostenibili per i compositi a fine vita, il materiale di produzione loro associato e i rifiuti di consumo. Abbiamo le conoscenze e le competenze per guidare la decarbonizzazione nell’industria dei compositi e in generale tutti i settori. Insieme, dobbiamo diventare più abili, assicurandoci che la prossima generazione di prodotti compositi ad alte prestazioni consenta un futuro più pulito e più ecologico per tutti noi”.

Il procedimento DEECOM utilizza il vapore pressurizzato e surriscaldato per penetrare nelle fessure microscopiche nel polimero del composito. Dopo la decompressione, si espande rompendo il polimero e trasportando via le particelle rotte. Il ciclo di oscillazione della pressione è ripetuto fino a quando tutta la matrice viene separata dalla fibra. Con questa tecnologia, in partnership con B&M Longworth e con la britannica Cygnet Texkimp, l’NCC ha di recente recuperato con successo le fibre di carbonio da un recipiente interamente a pressione.

La ricerca per applicazioni oltre la nautica

Cygnet Texkimp è un costruttore di macchine specializzato in tecnologia dei compositi, con la licenza esclusiva della tecnologia DEECOM di B&M Longworth. L’azienda la sta sviluppando come soluzione su misura per il mercato globale dei compositi, per applicazioni che vanno dalla nautica alle turbine eoliche, all’automotive, all’aerospaziale, al comparto ferroviario ed edile. Altre aziende, come Ford UK e la Royal Yachting Association, sono impegnate nella sfida dell’NCC, con centri di ricerca tra i quali l’University of Plymouth.

Luke Vardy, CEO di Cygnet Texkimp

“Questo lavoro di collaborazione è rivoluzionario per il modo in cui gestiamo le strutture composite marine alla fine del loro ciclo di vita. Si sta creando un’eccellente piattaforma per accelerare lo sviluppo della tecnologia DEECOM nell’industria marittima. Tutto il mercato dei compositi, comunque, può trarne insegnamenti preziosi, per perseguire il target della decarbonizzazione e, più in generale, gli obiettivi di sostenibilità”.

 


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